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L’ambiente,
che fino agli interventi di ristrutturazione del 1997-1999 era adibito
a segreteria, è l’ultimo acquisito all’esposizione
museale, e raccoglie testimonianze relative alla dimensione privata di
Maria Luigia, ai suoi affetti più cari.
Accanto alle immagini dipinte e scolpite
della Duchessa, tra cui un’erma in marmo derivata da quella realizzata
da Canova oggi custodita presso la Biblioteca Palatina di Parma, le pareti
ospitano una serie di fogli che evocano, in un’ideale galleria dei
ritratti, tutto il mondo affettivo e familiare della sovrana. Al volto
dell’amato padre, l’imperatore Francesco I, si affiancano
quelli dei tre figli: Napoleone Francesco, avuto da Napoleone, e Albertina
e Guglielmo Montenuovo, nati dalla relazione, regolarizzata in matrimonio
morganatico nel 1821, con il generale Adam Albrecht Neipperg. Questi viene
rappresentato, oltre che in un busto in marmo, in due carboncini di Callegari.
Non mancano le dame di compagnia, il chirurgo di corte dottor Giovanni
Rossi e, tra le altre figure di familiari, gli amati nipoti, Alberto e
Stefano, figli di Albertina e di Luigi Sanvitale. Un olio di Gaetano Signorini
ci consegna invece i tratti del terzo marito di Maria Luigia, il conte
Charles Renè de Bombelles, Gran Maggiordomo di Corte, sposato nel
1834 più per opportuna compagnia che per amore.
Alcuni pregiati manufatti tessili trovano
posto nella sala: sono un ampio tappeto da tavolo in panno nero ricamato
dalla stessa Maria Luigia, uno scialle bifacciale in seta donatole dall’Imperatore
della Cina e un elegante abito con decori in lamina d’argento: l’originaria
foggia impero fu però ripetutamente adattata, forse per la stessa
Albertina, a conferma di quanto diffusa fosse la pratica del reimpiego
anche presso i ceti sociali più elevati.
All’atmosfera raccolta dell’ambiente contribuisce la presenza
di un sobrio letto a barca, già parte degli arredi del distrutto
Palazzo Ducale di Parma e concesso in comodato dalla Prefettura di Parma.
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