Napoleone non fu avvelenato: il Museo Lombardi coinvolto nella storica indagine

È noto come la maggior parte degli studiosi napoleonici sostenga che l’Imperatore fosse morto a causa di un’eccessiva dose di arsenico, fosse essa stata somministrata dagli avversari inglesi, o semplicemente presente in elevate quantità nelle tinture da pareti del suo alloggio.

 

Le ultime indagini sulle controverse cause della morte di Napoleone, tuttavia, potrebbero mettere in crisi i sostenitori di questa teoria: i ricercatori dell’Istituto di Fisica nucleare di Milano Bicocca e dell'Università di Pavia hanno infatti condotto una scrupolosa indagine su capelli di Napoleone riferibili a diverse età del grande corso, dall’infanzia alla morte, notando come i livelli di arsenico, pur dimostrando un aumento dovuto a un'esposizione cronica di discreta entità avvenuta nell'isola di Sant'Elena, non siano però tali da giustificare un avvelenamento intenzionale.

Per completezza, sono stati analizzati anche capelli di persone a Napoleone strettamente legate, ovvero quelli della prima moglie Giuseppina e del figlio avuto da Maria Luigia, lo sfortunato Re di Roma, nato per diventare Napoleone II. È proprio di quest’ultimo che il Museo Glauco Lombardi ha consegnato alcuni campioni, i quali risultano avere parametri di arsenico comparabili a quelli del padre: un alto tasso di questa sostanza nociva sembra dunque una caratteristica comune alle persone vissute in quel periodo storico, un livello insolitamente alto dovuto a caratteristiche ambientabili oggi difficilmente rilevabili, ma che smontano forse una volta per tutte l’idea del complotto, scagionando gli storici avversari britannici.


 

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