La mostra "Paolo Toschi (1788-1854) incisore d'Europa"

Si è chiusa lo scorso 13 marzo la mostra "Paolo Toschi (1788-1854) incisore d'Europa", con cui il Museo Glauco Lombardi, in collaborazione con la Biblioteca Palatina e con il patrocinio della Provincia e del Comune di Parma, ha voluto ricordare il grande artista parmense nel centocinquantesimo anniversario della morte. 
Riconosciuto dai contemporanei come "primo fra i viventi incisori", Toschi seppe incantare con il suo bulino un gran numero di giovani aspiranti artisti, che da varie parti d'Italia e d'Europa si trasferirono a Parma per frequentare la sua Scuola; il suo Studio fu tappa del Grand Tour di molti nobili viaggiatori e le sue stampe arricchirono le collezioni di artisti, sovrani e semplici appassionati in tutto il Vecchio Continente; grazie a lui Parma divenne una delle capitali europee dell'arte incisoria dell'Ottocento. Il secolo non fu però fortunato per i maestri del bulino: le rivoluzioni nel campo della riproduzione delle immagini rappresentate, da un lato, dalla nuova e più semplice tecnica litografica, dall'altro dai primi e via via sempre più convincenti esperimenti di fotografia, condannarono ad un progressivo e sia pur parziale oblio l'antica, complessa e nobile arte dell'incisione in cavo, insieme alla fama dei suoi ultimi maestri.
In pochi, per troppi anni, dedicarono attenzione all'opera straordinaria di Toschi; più di ogni altro lo fece il prof. Glauco Lombardi, che all'incisore riservò ampio spazio nella sua collezione, curando ben due mostre monografiche su di lui, le uniche realizzate fino ad oggi, e lavorando per anni a una sua biografia, purtroppo mai concretizzatasi.
Questo, dunque, il senso di una mostra su Paolo Toschi al Museo Glauco Lombardi. Dai suoi archivi e dalla sue collezioni provengono i disegni, le incisioni e documenti esposti, che ripercorreranno i momenti principali della vita e dell'attività dell'incisore, dalle relazioni familiari agli anni di formazione a Parigi, dalle opere della maturità agli incarichi ufficiali che ne fecero, per trent'anni, il cardine della vita culturale del Ducato. Una ulteriore sezione della mostra, che propone alcune riflessioni sulla tecnica utilizzata da Toschi a partire da alcune delle sue opere più rilevanti, è ospitata nella Galleria Petitot della Biblioteca Palatina, una delle istituzioni cittadine che Toschi contribuì ad arricchire grazie all'acquisto in prima persona della ricca collezione di stampe appartenuta a Massimiliano Ortalli, di cui temeva la dispersione e che poi cedette a Maria Luigia per la Biblioteca.
Alla mostra si affianca un catalogo che, ben più di una semplice descrizione dell'esposto, si propone come strumento di approfondimento di vari aspetti della figura e dell'attività dell'artista, attraverso i contributi di Francesca Sandrini, Anna Mavilla, Giuseppe Cirillo, Alberto Grandi, Chiara Gallanti, Roberta Cristofori, Giovanni Meda Riquier e Serena Bertolucci.
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